Un piccolo risultato…
Scritto da Andrea Posarelli il 11 novembre 2011 |We are pleased to inform you that you have successfully passed the NETASQ ADMINISTRATOR Version 9 certification.
—
We are pleased to inform you that you have successfully passed the NETASQ ADMINISTRATOR Version 9 certification.
—
Nel settore della virtualizzazione si stanno muovendo un sacco di attori, da VmWare (uno dei leader) a Microsoft (Hyper-V), passando per Citrix fino alle declinazioni Open Source (Xen, KVM, OpenVZ) ecc.
KVM in particolare essendo stato integrato nello sviluppo del Kernel di Linux, sembra essere candidato a rimpiazzare almeno Xen nelle preferenze degli utenti Linux. Red Hat Enterprise sta costruendoci intorno una sua soluzione “professionale”.
Come spesso accade a determinare una scelta piuttosto che un altra, oltre alla bontà intrinseca della tecnologia, buona parte della differenza la fanno gli strumenti di amministrazione (non a caso un vanto di VmWare).
A questo proposito una azienda europea, sta lavorando molto bene in questo settore producendo una distribuzione basata su Debian che include KVM e OpenVZ come tecnologie, aggiungendovi validi e intuitivi strumenti di amministrazione basati su Web. SI tratta di “Proxmox”
Il portachiavi di OsX e’ un oggetto per molti abbastanza misterioso, in realta’ e’ una applicazione utilissima che conserva e archivia le nostre password dei siti web e di applicazioni che accedono a internet a vario titolo, piu’ le password delle reti WiFi e altro ancora.
Normalmente il Portachiavi viene attivato al login su OsX e la sua password coincide con quella dell’utente.
In questo modo l’utente non viene scomodato ogni volta che viene salvata una password e il portachiavi viene appunto sbloccato quando si logga nel proprio utente.
Se si apre l’applicazione (/Applicazioni/Utility/Accesso portachiavi) si puo’ notare come oltre al proprio portachiavi (che normalmente si chiama “Login” ed e’ in grassetto in quanto portachiavi di default) ci sono anche un portachiavi di sistema che puo’ contenere password che servono al sistema e una root di sistema che di solito contiene dei certificati.
La cosa interessante e’ che si puo’ usare il portachiavi in modo un po piu’ sicuro e utile, per esempio cambiando la password di default in modo da usarne una diversa rispetto al proprio account e rendendolo “mobile”, quindi mettendolo su una chiavetta USB o altro dispositivo (cosa che ci consente di portarci dietro in sicurezza ogni nostra password).
Vediamo come fare…
Per la Florence University Of The Arts e’ stato compiuto un lavoro piuttosto importante consistente nella vendita di:
- 80 Mac (50 iMac G5 e 30 MacMini G4)
- 1 XServe G5
- FireWall SonicWall Pro 1260
- 4 AccessPoint SonicPoint
- Gruppo di continuita’ APC Rackable.
Dopo aver installato parecchi firewall a livello di piccoli gruppi e per parecchie aziende (per la maggior parte SonicWall) ho cominciato a chiedermi, vista l’esperienza maturata in ambito Linux, se non era il caso di cominciare a pensare a qualche soluzione basata appunto su software free.
Cio’ che mi ha spinto su questa strada sono state alcune riflessioni:
- innanzitutto la relativa economicita’ di una soluzione siffatta basata su hardware poco costoso e facilmente aggiornabile + sofware free
- secondariamente l’opportunita’ di evitare esosi canoni annuali per antivirus centralizzati sul firewall, anti-trojan, spyware, content management ecc.
Commenti recenti: